Vanessa aka Gnospa

Parlare di se stessi è sempre complesso, a pochi piace farlo, ad ancor meno riesce bene.

Personalmente ho sempre trovato controproducente e pretenzioso racchiudere me stessa in poche righe.
Perchè posso dire di essere una donna nata nei favolosi anni ’80 e cresciuta a pane e musica metal, con la testa perennemente in fuga da una realtà che non sentivo mia e che mi faceva sentire tristemente inadeguata, ma fin qui questa potrebbe essere la storia di chiunque.
Oppure potrei descrivermi come una dalla personalità complessa, che ha sempre trovato nelle difficoltà un’occasione di rinascita piuttosto che di resa, ma potrei apparire come una persona forte, determinata e anche saccente.
Magari potrei parlare delle mie passioni, che vanno dalla scienza alla cinematografia, passando sopra alla musica e a tutto ciò che è scritto in codice binario, sfiorando tutto l’universo delle serie tv, dei fumetti e dei videogames ma sarei troppo simile ad una blogger qualunque.
Potrei stare ore a spiegare perché amo il colore nero (che colore non è) anche se quando studio uso tutti i colori del mondo per schemi ed appunti, oppure potrei tenere conferenze sul perché adori fare fotografie ma provo un profondo imbarazzo nell’essere il soggetto di quelle altrui. Analogamente potrei argomentare di antropologia e tecniche forensi con la stessa facilità con cui sfodero tutto il mio sarcasmo in tutte le situazioni che ne richiedono l’uso, ma sembrerei una stronza acida che se la tira.
Se avete del tempo da perdere vi racconterei di come ho iniziato ad amare la cultura dark/goth e del perché mi sento di appartenervi, oppure come è nato il mio amore per il caffè; vi farei capire perchè non mi piace tradire la fiducia delle persone ma in compenso sono molto vendicativa quando capita a me e vi farei conoscere i motivi che mi hanno spinto a creare una serie di “maschere” da esibire in pubblico, per autodifesa.
Allo stesso modo potremmo parlare di come io riesca ad essere molto forte ed estremamente fragile allo stesso tempo, o di come sia possibile aver vissuto almeno tre vite diverse in meno di 30 anni

Potrei anche definirmi come una precaria insoddisfatta, alla ricerca di un equilibrio tra il suo stare bene in solitudine e il suo bisogno di sentirsi accettata da qualcuno, potrei spiegare come io abbia in tasca un paio di titoli di studio più o meno importanti ma con specializzazioni diverse e nonostante questo cercare sempre di imparare cose nuove.
Si potrebbe anche cercare di immaginare la mia vita da pendolare la mattina, stagista di pomeriggio e nerd ostinata la sera; ci si può confrontare su cosa mi spinga a sognare di vivere in un posto dove il passato non interessa a nessuno e non si viene giudicati dall’aspetto o dall’abbigliamento o si potrebbe parlare di come io abbia il terrore di sprecare anche solo un secondo delle mie giornate.

Oppure si potrebbe semplicemente cercare di conoscere le persone un po’ alla volta, senza aspettare con ansia che da un post o un commento emerga un difetto da evidenziare o un qualcosa di troppo personale da usare come insulto.