Quando ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo bio, mi sono trovata di fronte due strade: una era quella ben asfaltata, pulita ed in discesa, in cui sapevo muovermi bene e mi sentivo a casa. Era la strada dell’aspetto chimico dei prodotti ecobio: le molecole dei principi attivi, la loro struttura e le rispettive proprietà, l’INCI, le titolazioni, eccetera. Su questi argomenti le mie lauree hanno svolto il loro dovere egregiamente e ne sono anche un pochino fiera.

L’altra strada era invece acciottolata, in salita e buia. Era quella degli aspetti più “erboristici”. Mi sono messa a studiare oli essenziali, essenze, estratti naturali e così via, così da poter sfoggiare tutta la mia cultura tra gli scaffali del supermercato, quando scelgo di acquistare un prodotto piuttosto che un altro.

Una volta percorse entrambe le strade ho acquisito abbastanza sicurezza da poter provare prima e parlarne poi, diversi prodotti naturali. Probabilmente farò un post ad hoc sul mio approccio alla cosmesi naturale (e comunque lo devo specificare: non utilizzo solo prodotti bio e dall’inci completamente verde, anche se li prediligo. Come in ogni cosa della vita, alimentazione e cosmesi compresa, bisogna scegliere in base alle esigenze del momento e, per alcune mie esigenze, non ho trovato l’alternativa completamente naturale).

Del resto, se non si avvicina al mondo del biologico e del naturale un biologo, e se non lo fa con criterio scientifico e analitico, chi potrebbe? Forse un chimico sarebbe più preparato sulle tecniche, ma un biologo ci metterebbe un pizzico di cuore in più.

Bando alle ciance, inizio il post di oggi dopo la lunga premessa, parlando di un argomento che più generale non si potrebbe. Se vi siete già avvicinati al mondo del bio, avrete notato che spesso i nomi utilizzati nell’elenco degli ingredienti si somigliano molto ma sono diversi. Ad esempio una sostanza vegetale come la mandorla o l’eucalipto può essere presentata come estratto, olio, olio essenziale, olio vegetale, essenza e così via. Non vi siete mai posti la domanda se fossero tutte espressioni equivalenti o se le differenze tra una categoria e l’altra fossero tali da ponderare meglio la nostra scelta prima dell’acquisto?

Con questo post cercherò di fornire un’infarinatura generale su questi termini, sperando di fornire una modesta guida-compendio che spero qualcuno potrà trovare utile.

Olio o Estratto?

Veniamo alla prima, grande distinzione di oggi, quella tra gli estratti e gli oli.

Gli oli sono davvero molto diffusi e versatili. Trovano applicazione sia in ambito alimentare che industriale che cosmetico. Che ci crediate o meno, sia l’olio di oliva con cui abbiamo l’abitudine di condire l’insalata che l’olio di mandorle che ci spalmiamo addosso quando sentiamo la pelle secca sono tecnicamente la stessa cosa, un prodotto ottenuto dalla spremitura di diverse parti di una pianta (solitamente semi o nocciolo).

La loro preparazione, rispetto ad altri prodotti che elencheremo in seguito, é molto semplice e il fatto che venga utilizzata la parte grassa di una pianta, compreso il nocciolo, garantisce che un olio contenga quanti più nutrienti possibili della pianta stessa. Un olio vegetale di questo tipo conterrà principalmente lipidi come acidi grassi, cere e vitamine liposolubili (A, D, E e K). Anche e soprattutto grazie a questa loro composizione, sono ottime sostanze emollienti, idratanti e nutrienti.

Gli oli in campo cosmetico sono spesso presenti nei prodotti da massaggio o come veicolo per contenere componenti meno liquide e più concentrate, come ad esempio gli oli essenziali (che vedremo a breve). Per questa loro proprietà e funzione, vengono anche chiamati oli vettore.

Gli estratti naturali trovano applicazione sia in ambito cosmetico che in quello alimentare. Per ottenere un estratto, le diverse parti di una pianta possono essere spremute a freddo, macerate o estratte in un solvente (come l’alcol), al fine di isolare o estrarre una certa qualità dalla pianta di origine.

Olio o Olio Essenziale?

Nel paragrafo dedicato, abbiamo imparato a distinguere un olio da un estratto. Ora approfondiamo l’argomento oli vegetali e chiariamo la differenza con gli oli essenziali.
Gli oli essenziali sono conosciuti anche come essenze aromatiche (anche se indagheremo anche su questa apparente intercambiabilità dei due termini). Sebbene vengano chiamati oli, essi sono tecnicamente dei concentrati liquidi molto volatili e idrofobi.
Vengono chiamati “essenziali” perché racchiudono in loro l’essenza della pianta da cui si ricavano.
Classicamente gli oli essenziali si ottengono attraverso la tecnica della distillazione a vapore, ma possono essere ricavati anche mediante processo di estrazione con solventi o spremitura a freddo.
Gli olii essenziali contengono tutti i composti aromatici della pianta distillata, a cui possono aggiungersi altri composti formatisi durante il processo di distillazione attraverso ricombinazioni molecolari. Dal punto di vista chimico contengono composti chimici ben precisi come alcoli, esteri, chetoni, eteri, aldeidi, terpeni e fenoli.
Sono estremamente concentrati, in quanto sono necessari molti chili di una sostanza vegetale per estrarre il principio attivo, tanto che bastano un paio di gocce per conferire le proprietà aromatiche e terapeutiche della pianta da cui vengono estratti; sono anche molto volatili, caratteristica che trova utilità pratica quando utilizziamo gli oli essenziali per profumare un ambiente.
Il metodo impiegato per estrarre un olio essenziale non è un fattore secondario. Esso incide  fortemente sulla qualità e nel valore terapeutico dell’olio essenziale risultante. La distillazione consente di ottenere oli essenziali per uso terapeutico ed anche per uso interno; la spremitura viene di solito utilizzata nel caso di oli essenziali ricavati da agrumi; l’estrazione con solventi viene impiegata nel caso di piante che non sopportano la distillazione in corrente di vapore o nel caso di piante di non eccellente qualità.
Possono essere applicati sulla pelle solo se diluiti in un olio vettore (perché altrimenti possono provocare irritazioni anche gravi) e, contrariamente a questi ultimi, non irrancidiscono e conservano profumo e proprietà terapeutiche a lungo, sebbene siano soggetti ad ossidazione all’aria.
Hanno una colorazione variabile, ma che vira generalmente dal trasparente al giallo più o meno chiaro.

Olio o Essenza?

Per poter chiamare una sostanza “essenza” essa deve essere l’insieme dei diversi costituenti chimici presenti all’interno del frutto della pianta, che comprende tutti gli organi ed organuli di quest’ultimo.

L’olio essenziale, lo abbiamo appena vito, è il medesimo insieme di sostanze chimiche, ma estratto da altre parti della pianta (foglie, fiori, corteccia).

Le sostanze contenute in entrambi sono quindi le stesse, ma vengono estratte secondo modalità differenti e da parti diverse della stessa pianta. Le essenze vengono prodotte attraverso spremitura a freddo, mentre per gli oli essenziali si utilizza, come ormai sappiamo, prevalentemente la distillazione in corrente di vapore.

Appare chiaro, per logica deduzione, che solo nel caso in cui da una pianta possa ricavarsi più di un olio essenziale, i due termini si riferiscono a due sostanze differenti, altrimenti coincidono.

 

Per ora mi fermo qui, e se anche voi siete arrivati indenni alla fine di questo articolo, avete tutta la mia gratitudine 🙂