A cavallo tra Marche ed Abruzzo, dove vivo io, la concentrazione di centri commerciali é ancora lontana dal potersi definire alta. Ci sono alcuni quartieri interamente colonizzati da negozi, specialmente supermercati, elettronica di consumo e bricolage, ma parliamo comunque di realtà modeste rispetto a colossi di cemento con 50-100 negozi di qualunque genere. Ciò che manca, soprattutto, sono i marchi famosi, quelli che nelle città attirano anche i turisti, le catene di shopping internazionali che vediamo un po’ ovunque. Parlo di marchi di abbigliamento e calzature, ma anche delle catene di ristorazione, oltre che del colosso svedese di cui intendo parlare in questa mia dissertazione non sense: l’IKEA.

Sbarcata nella nostra penisola relativamente tardi rispetto al resto del mondo, l’IKEA rappresenta un modello che ha ispirato molti altri marchi. Quando studiavo a Roma, entrare all’IKEA era un’esperienza mistica: non solo trovavi mille oggetti che mai avresti preso in considerazione, finendo per riempire la busta gialla con mille cianfrusaglie, ma ti immergevi in un ambiente totalmente alieno. Sperimentavi per la prima volta il vero self service, il cibo del nord Europa e la loro attenzione per l’ambiente.

Ma sorvolando l’aspetto economico ed il modello di business, volevo mettere nero su bianco la cosa più frivola del mio recarmi sempre volentieri all’IKEA (che ora che non sono più a Roma, é lontana da casa mia circa 90 Km) ogni qualvolta se ne presenti l’occasione: il cibo.

polpette IKEA
polpette IKEA

Negli anni ho compiuto diverse razzie nel piccolo market alimentare con tipicità nordiche, sito all’interno di ogni store IKEA. Ho scoperto che io e gli svedesi condividiamo un insano amore per i biscotti, che il loro caffé sia il male assoluto (ma questo potevo immaginarlo) e che la salsa che accompagna le famose polpette svedesi é la fine del mondo. Anche per questo ultimo dettaglio, di per sé insignificante, ogni volta che mi trovo in compagnia di qualche anima pia, non rinuncio a pranzare all’interno del negozio, con le immancabili polpette (memorabile la volta in cui spendemmo un patrimonio per un pranzo di tre portate e anche dopo che il mio ragazzo si arrese per la sazietà io continuavo ad invocare polpette, ma questa é un’altra storia).

antipasto by IKEA
antipasto by IKEA

La settimana scorsa, dovendosi recare per lavoro in quel di Senigallia, quel sant’uomo del mio compagno ha pensato bene di farmi di nuovo abbuffare nel paradiso del salmone e della polpetta (due cose che non mancano mai nel ristorante interno). Lascio qui la testimonianza fotografica del nostro modesto trasgredire alla routine, con un pensiero ancora rivolto alla stupenda invenzione dell’hotdog e della bibita alla spina senza limiti, che più di una volta ci hanno salvato dalla fame senza intaccare le nostre precarie finanze.